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The Last Guardian PS4: la recensione

Approfittando di alcuni sconti sul PS Store di qualche mese fa, tra i vari titoli accaparrati avevo inserito anche The Last Guardian, uscito nel 2016, di cui avevo letto buone recensioni in fase di pre-acquisto.

Il gioco prende luogo in un’ambientazione “antica” (ricorda molto la Grecia che leggiamo nei libri di scuola), o di una qualche città del Giappone ancor prima dell’avvento dei samurai. O semplicemente, un luogo disperso in una delle innumerevoli dimensioni alternative alla nostra, dove uomo, natura e magia convivono insieme, nella buone e nella cattiva sorte.

The Last Guardian è la storia di un ragazzino che si risveglia in una grotta vicino ad un Trico, una specie di gattone con le ali, divoratore di uomini (almeno così dicono).

Non sappiamo perchè siamo lì, non sappiamo cosa ci faccia un bestione del genere incatenato, ma sappiamo che dobbiamo, in qualche maniera, uscire da quel posto e tornare al villaggio.

Basteranno pochi minuti per capire che il nostro destino si legherà indissolubilmente al Trico. Piano piano impareremo ad interagire con esso (e non sempre sarà una cosa immediata).

Il gioco, realizzato da GENDesign di Fumito Ueda, era iniziato su PS3, per passare poi a PS4 e vedere la luce ben 7 anni dopo l’annuncio.

La prima cosa che salta all’occhio è la grafica, dai colori tenui, e dalle vaste ambientazioni, ispirate ed epiche, frutto di un ottimo level design. Dovremo arrampicarci, saltare, afferrare sporgenze, tirare leve e muovere ingranaggi, il tutto all’insegna di enigmi mai scontanti e nemmeno impossibili. Chi è cresciuto a giochi di avventura ed esplorazione, apprezzerà molto il titolo.

Il Trico è qualcosa a cui è impossibile affezionarsi: ottimamente realizzato ed animato, diventerà presto il nostro cucciolo virtuale. Vedere le sue piume mosse dal vento è qualcosa di visivamente impagabile.

Il ragazzino che controlleremo, per quanto ben realizzato… beh, a me sta particolarmente antipatico. Non ha nulla che non va, parliamoci chiaro, dal punto di vista dell’animazione, dei colori, del design. Semplicemente, non riesco a farmelo piacere, specie nel modo in cui chiama il Trico. E’ chiaramente una aspetto del tutto soggettivo, ma questa mancanza di empatia con il personaggio ha “bruciato” parte della poesia che permea questo gioco. Ed è stato un peccato.

Musiche adeguate, ma nulla di eclatante.

Belle le sequenze di flashback, che piano piano dipanano le coltri di nebbia che avvolgono la storia.

Su PS4 Pro il gioco gira fluido (supporta anche l’HDR), anche se ho letto che su PS4 lisce, ogni tanto scatticchia.

Come sempre sono presenti trofei da sbloccare (uno è particolarmente divertente, oltre che raro da ottenere). Al termine del gioco, rigiocando la storia si potranno sbloccare alcuni bonus.

In definitiva, un buon gioco, specie se acquistato in promozione, che sfrutta a dovere le potenzialità di PS4, e che regalerà dalle 10 alle 15 ore di gioco (c’è un trofeo se lo si finisce in meno di 5 ore, ma dubito che alla prima giocata, salvo barare con i walkthrough, si riuscirà ad ottenere).

Voto: 8/10

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