Musica

Nemesea: White Flag – la recensione

Seguo i Nemesea da un po’ di tempo ormai, e posso dire senza timore che sono una delle band che amo ascoltare e riascoltare spesso.

Da alcune settimane è uscito il nuovo album “White Flag“, di cui voglio parlarvi.

Rispetto ai primi lavori, il loro sound si è evoluto, introducendo sempre di più una componente elettronica. Qualcuno ha gridato allo scandalo, altri han voltato le spalle alla band, ma alla stessa maniera, questo “cambio di rotta”, se così vogliamo chiamarlo, ha fatto conoscere la band a nuove schiere di fan. E poi i fan dello “zoccolo duro”, che non hanno mai cambiato la propria idea sui Nemesea, e li hanno seguiti sino a qui, magari cambiando anche loro stessi, anche inconsciamente, o per un fattore di crescita personale.

Non è una novità, è un trend che ho visto spesso, in molte band. Scelte imposte o presa di coscienza di un proprio stile? Poco importa, se il prodotto finale è di qualità. Alla fine, voglio dire, ascoltare musica deve essere un piacere. E spesso, quell’album che ti pareva “brutto” ai primi ascolti, ripreso dopo qualche settimana può invece piacerti. E quindi lo rivaluti. Ovvio, se il prodotto è scadente, non ti piacerà nemmeno dopo mille riascolti.

Ma non divaghiamo: è di White Flag che voglio parlare.

Il titolo, per un attimo, mi ha fatto spavento. “Bandiera Bianca”. Che la band si sia arresa? Vi giuro, mi ha lasciato un po’ spiazzato, perchè si sa, la bandiera bianca di solito è un simbolo di resa.

Ma già dalla prima traccia, mi sono ricreduto: la band non si arrende, continua il suo percorso di evoluzione, e ragazzi, ha sfornato un album di tutto rispetto.

E’ vero, non si tratta più di gothic metal, siamo più verso un hard rock con incursioni elettroniche, ma credetemi, è un sound che spacca!

In certi punti, anche se non amo molto fare paragoni, mi ricordano i Lacuna Coil di “In A Reverie”, o gli Halestorm diegli ultimi album, ma anche di “Underworld” dei Tonight Alive.

Chitarre distorte, riff che ti fanno muovere il culo, ed allo stesso tempo una voce, quella di Sanne Mieloo, che riconferma le ottime capacità della cantante e dimostra quanto sia versatile ed in grado di adattarsi dai pezzi più “cattivi” alle ballad che impreziosiscono l’album.

Album che, oltre alla qualità, offre anche una notevole quantità di brani: ben 14!

White Flag parte subito a mille con l’opener “The Storm“, che dice chiaramente come la band sia carica e maturata. Riff solidi, un ritmo trascinante, e la voce di Sanne perfetta.

Kids With Guns“, molto più hard rock, quasi da “anthem” direi, è un altro brano dal ritornello che entra subito in testa.

La title track, “White Flag“, è forse il pezzo più ispirato, sia dal punto di vista compositivo che di interpretazione. Personalmente lo adoro, e potrebbe essere una potenziale hit.

Le atmosfere si calmano con “Sarah“, una power ballad da brivido, che colpisce dritta al cuore.

Don’t tell me your name” parte con molta elettronica, per sfociare in un ritornello carico di chitarre distorte. Però, a parer mio, è un po’ sotto tono rispetto ai brani precedenti.

Anche “Fools Gold“, nonostante una partenza a raffica, perde un po’ di mordente.

Il trend torna a salire con “Ratata“, particolarissimo brano, forse con delle lontane reminiscenze di una tal Lady Gaga… pezzo molto elettronico ma che comunque miscela perfettamente chitarre, sintetizzatori e la splendida voce di Sanne.

Nothing like me” non mi dispiace, carico e veloce, senza infamia ma anche senza particolari lodi. Si lascia ascoltare.

Lions” riporta la melodia e la dolcezza, grazie ad una melodia azzeccatissima e ad una voce che ha dell’angelico. Pezzo veramente toccante.

Heavyweight Champion” è un altro pezzo particolare. Lento, pesante, all’inizio, nella prima strofa, ma che poi si apre con una melodia inaspettata nel ritornello. Ha delle parti quasi recitate. Sebbene non sia uno dei miei brani preferiti, non lo butterei via.

Rise” non l’ho ancora inquadrato bene. Non mi fa impazzire, è un po’ troppo “banale”, anche se qualche lampo di “follia” che lo illumina ce l’ha.

Let this be all” è il pezzo più “anomalo”, molto onirico come sound. Ha il suo fascino, ma va volte ascoltato un paio di volte per capirlo.

Con “Sayonara” i ritmi si rifanno più serrati, dopo un’intro che sembra lenta e tranquilla. Pezzo potente nel refrain, con dei bei riff di chitarra pesante.

L’album si conclude con “Dance in the fire“, altro pezzo molto “anthemico” dal groove che ti entra dentro.

Tirando le somme, sicuramente il miglior disco a parer mio dei Nemesea, superiore anche al precedente Uprise che avevo apprezzato molto.
Vario, ottimamente suonato ed interpretato, divertente e toccante nei brani più melodici. Alcuni pezzi spiccano decisamente e sono potenziali singoli.
Spero che la band ottenga un grande riscontro, perchè il lavoro dietro a White Flag è notevole e di pregevole fattura. Sarebbe un peccato che passasse inosservato.

Side note: sul sito ufficiale è possibile vedere dei video di backstage legati alla produzione dell’album: idea molto carina e decisamente ben riuscita.

Voto: 8,5/10

Voi avete avuto modo di ascoltare l’album? Cosa ne pensate?

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